M. Bertrand

BERTHE LEGRAND

Berthe Legrand PARTICOLARE

Appare nel nostro cielo questa graziosa stellina Berthe Legrand (1850 – 1910) attrice di varietà e cantante d’operetta,  brillante di oro e di blu, il colore dei suoi capelli e dei suoi occhi. I francesi impazziscono  per le sue movenze.  Ma lasciamo il ritratto di quest’attrice allo scritto tratto da un brano del libro “Le Théatre d’autrefois et d’aujourd’hui: cantatrices et comédiens, 1532-1882” di E. M. Lyden gentilmente tradotto dalla Prof. Lina Nazzarena Romano.

L’ambientazione e a Parigi durante la guerra franco-prussiana del 1870-1871  nelle fasi finali dell’assedio di Parigi da parte delle truppe prussiane.

L’ambulanza di Les Variétés e l’innamorato di Mlle Berthe Legrand

Come la Comédie Française, il Théatre Italien e numerosi altri teatri, Les Variétés avevano un’ambulanza sistemata nel ridotto riservato di solito al pubblico. Il servizio di infermiere era svolto dalle signore del quartiere appartenenti generalmente al commercio, sotto la direzione di Mme Maillard, vecchia artista drammatica.

Due attrici, molto conosciute nel mondo delle arti, si erano affrettate a venire ad offrire i loro servigi alla direttrice.

Una fu Mlle Scrivaneck, la più seria rivale di Virginie Déjazet.

L’altra fu Mlle Berthe Legrand, della quale i giornali hanno molte volte registrato i successi e celebrato la bellezza singolare.

Non c’era niente di più curioso che vedere queste due personificazioni del riso gioioso adempiere al loro compito di suore di carità. Niente ripugnava a queste care ragazze: fasciature delicate, cure nauseanti, servizio di assistenza ai malati, esse accettavano tutto senza lamentarsi. A tutte le richieste della mansione, esse assuefatte alle dolcezze della vita, agli omaggi di un pubblico affascinato, opponevano una  pazienza degna di elogio.

E siccome è opportuno che la natura riacquisisca sempre i suoi diritti, giovani donne di spirito e di cuore nello stesso tempo, esse avevano sempre una battuta spiritosa, una parola gioiosa sulle labbra per far sorridere il ferito che il dolore torturava.

  • È il nostro balsamo tranquillo, diceva Mlle Scrivaneck, facendo allusione alla calma passeggera che le sue pronte risposte procuravano al malato.
  • Quale effetto vi ha prodotto, domandavamo a Mlle Legrand, il vostro primo ferito da fasciare?
  • Senz’altro l’effetto di un bel ruolo ad una prima, una grande fifa dapprima e poi l’ardente desiderio di essere applaudita.
  • Come, applaudita! E da chi, dunque? Là, niente pubblico, da chi applaudita?
  • Ebbene dalla mia coscienza,  ciò val bene una costoletta.

Le spese di questa ambulanza erano molto pesanti. L’esimio M. Bertrand, direttore del teatro, aveva fornito generosamente una parte del materiale; le signore del quartiere dei doni in natura, ma ciò non bastava. Le artiste divennero questuanti. Ciascuna a turno, si installarono, con la borsa in mano, sotto il peristilio delle Folies Bergères, salutando coloro che entravano con queste parole: “Per i feriti dell’ambulanza di Les Variétés”.

Si donava perché le postulanti erano graziose e perché erano conosciute per la loro carità.

Allora faceva un freddo tremendo.

Mlle Berthe Legrand prese, con questa pratica, un bel raffreddore che divenne raucedine cronica.

  • Ecco cosa è molto infausto per voi, le disse qualcuno.
  • Al contrario, mio caro, dopo la guerra diventerò cantante lirica e prenderò i contralti. Falcon deve ancora essere sostituito. Una sola cosa mi infastidisce, aggiunse
  • Quale?
  • Non abbiamo ancora avuto la più piccola avventura, come nelle commedie.
  • Che intendete dire con questo?
  • Perbacco! Non è una regola universale che ogni giovane donna che cura un ferito sconosciuto ne faccia un innamorato?
  • Ah, certo, la Dama bianca.
  • E Ketty o il Ritorno in Svizzera, ecc.
  • Chissà, voi siete ancora al primo atto.

Il Dio che presiede ai destini delle donne di teatro permise che il desiderio della giovane infermiera fosse esaudito.

Ella ebbe il suo innamorato! Un innamorato spasimante, timido e muto; un vero innamorato da farsa, al tempo di Monsieur Scribe.

Era un Würtenberghese

Colpito da uno scoppio di granata alla spalla, era stato portato all’ambulanza di Les Variètés durante la notte. Mlle Legrand era di servizio. Ella ricevette il nostro nemico, aiutò il chirurgo nella fasciatura e s’installò al capezzale del ferito, non in condizione di rendersi conto di ciò che avveniva intorno a lui.

L’infelice, perseguitato dalla tetra idea che i francesi fucilavano i loro prigionieri, non finiva di ripetere nel suo delirio: capout!

Quando, al mattino, fu più calmo e, al posto del viso barbuto del sergente che doveva accompagnarlo alla morte, vide la graziosa figura della sua infermiera, sembrò provare un immenso sollievo mescolato a una piacevole sorpresa.

La cosa si spiega da sola.

Mlle Berthe è bionda, di un biondo seducente, dolce e vivo nello stesso tempo. I suoi grandi occhi sono di un blu tenero che ricorda un po’ la sfumatura del fiore caro ai tedeschi: il Non ti scordar di me! Il suo viso è pallido, la sua bocca deliziosa, la sua fronte intelligente. Ella aveva compiuto 21 anni durante la neve di quest’anno nefasto; le sue mani sono bianche, la sua taglia slanciata. E quando vuole ha un modo di guardarvi che va dritto al cuore.

Aveva quel mattino questo sguardo ammaliante pieno di fascino? Noi l’ignoriamo; tanto ne è che il Wüttemberghese arrossì e sospirò.

Qui il romanzo comincia, romanzo non è la parola adatta, bisognerebbe dire idillio, se nulla fosse meno campestre di una ambulanza per feriti.

Era, ci ha detto l’eroina di questo poema, che Goëthe non avrebbe disdegnato di mettere in scena, un giovane e bel ragazzo dalla fisionomia simpatica; non mi parlava perché non  conosceva il francese, ma i suoi occhi – dei grandi occhi blu- si esprimevano … si esprimevano!…

  • E ciò durò?
  • Sei lunghe settimane.
  • E poi?
  • E poi, mi baciava le mani…
  • E voi lo lasciavate fare?
  • Non contrariare mai i malati! Ci aveva detto il dottore.
  • E poi…
  • Signore, io sono Francese… e lui era un tedesco… rispose la giovane donna.

Poi, ci sembrò che mormorasse sospirando:

  • Eppure, signore, il mio cuore a volte batteva così forte.
  • Volete tacere, brutta seducente!

Non è solo come infermiera che Mlle Berthe Legrand aveva diritto a un posto nella nostra galleria. Ella è buona e caritatevole, la giovane attrice, ed è ardita e valorosa. Interrogate le guardie nazionali della quarta compagnia dell’ottavo battaglione. Vi diranno che la loro elegante cantiniera sotto il suo cappellino di piume, con i suoi piedini in stivali di daino, con il barile al fianco, marciava risoluta con loro.

Si dice anche, sebbene ella lo neghi, che era sulla cresta del Buzenval nel giorno della grande battaglia e che in mezzo alle palle prussiane che piovevano sui nostri soldati, ella restò calma, soccorrendo i feriti e vuotando nella borraccia del soldato assetato l’acqua fresca del suo barile.

Dunque, parliamo qualche volta bene delle attrici, care lettrici. Esse hanno dei lati positivi, queste donne spesso sconosciute, sempre accusate, raramente difese.

Eccolo il volto e il cuore delle stelle, di tutte le stelle che brillano nel nostro cielo, di tutte quelle stelle che spesso svalutiamo ma che rendono la notte densa di magia.

Berthe Legrand 1 -  RIDOTTA Copia ULTIMA VERSIONE CON BANNER Copia - Copia

Carta da visita del fotografo Disderi – Berthe Legrand in abiti di scena 1875 ca.

Berthe Legrand 2 - Copia - Copia BANNER 

Carta da Visita del fotografo Disderi – Berthe Legrand in abiti di scena 1875 ca.

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